domenica 28 agosto 2011

Una domenica notte



Il calendario dice che domani si ritorna alle abitudini di sempre, alla colazione dei campioni e al parcheggio della stazione. Se riesco mi metto pure una sciarpa.
Sembra ieri che ho dato l'ultimo esame della sessione e agosto sembrava lontanissimo e noiosissimo; tanto per cambiare mi sbagliavo.

Luglio mi è proprio scivolato via mentre cercavo di capirlo, avrei voluto registrarlo su una vhs per tornare indietro e mandare avanti veloce tutte le ore di vuoto cosmico con il pc acceso.
Abbiamo avuto tutti i concerti che volevamo e che non abbiamo avuto durante l'inverno, quelli che fanno male e anche quelli che fanno un gran bene. Alcuni ce li siamo persi, volutamente o per colpa della pioggia.

Sono partita per le vacanze nel momento più sbagliato del mondo, e nonostante tutto sono stata bene. Anche quest'anno ho contato i giorni, perchè Torino mi mancava, e mi manca anche adesso che sono esattamente qui.
Ho visto un sacco di stelle, tutte quelle che mi ero persa negli ultimi anni o che comunque non mi ricordo di aver visto. Rimango sempre dell'idea che senza occhiali le cose sono più indefinite e le stelle non fanno di certo eccezione.

Poi a metà agosto è finita l'estate, almeno per me, e le temperature sono diventate insopportabili, un sacco di cose sono diventate insopportabili.
Allora ho letto tanto, ho guardato tanti film, ho riso parecchio, camminato fino a trascinarmi, ho osservato le persone andare venire tornare e partire, ho pianto tre ore di seguito, ascoltato veramente tanta musica, parlato a sproposito e scritto una marea di troiate, e c'è gente che può testimoniarlo.
Mi auguro vivamente che domani ricominci l'inverno, ciao.


e poi è tutto un ricordar le cose meglio di com'erano davvero


venerdì 26 agosto 2011

in the court of the earrings



Di orecchini non si muore, ma non mi sento comunque neanche tanto bene.


giovedì 25 agosto 2011

Buonasera signor Gin! Ciao.




Da qualche tempo le premesse non hanno veramente valore, a parte quando stai per scartare un regalo. Soprattutto se ti hanno regalato un portachiavi dei Diddl.


Ecco, a giudicare dal sorriso non ho ricevuto portachiavi, comunque ho poco da ridere dato che la mia testa è sproporzionata rispetto al corpo. Scherzo, devo tagliarmi i capelli.



Il saggio dice che il miglior modo di vivere in pace con i propri sacrosanti ricordi è di non spartirli con degli imbecilli, per quanto vicini possano essere e sembrare.
Basta con questa mania di raccontare, specificare, parlare di tutto, nei dettagli. Di inventarsi i termini per enfatizzare i fatti, non c'è bisogno di enfatizzare. Non c'è bisogno di aggiungere nulla, anzi, sarebbe piuttosto il caso di ridurre ai minimi termini, alle storie fatte da un periodo e senza punteggiatura.
Al pubblico piacciono i racconti scarni, chè così i dettagli isterici e le conclusioni li possono trarre da sole.
Ho scoperto dove risiede l'importanza di condividere fisime con una pagina web che nessuno si caga più di tanto.
O di non condividerle proprio.

martedì 23 agosto 2011

Paragrafi centrati e giustificati, grazie.




"Ipotizzare di uscire in bici" cit. G.



(Solo per simpatia)


pag. 24, 32, 33, 36, 57, 127, 150 e 218.



Perdere le coincidenze.

Rimaniamo pur sempre delle teenagers.

L'ombréllo.

S'intende la Vespa, ma se c'è ci prendiamo anche il resto.



:*

La mia è solo una delle tredici solitudini possibili



Non fa per me.

sabato 20 agosto 2011

La saggezza dei soffitti è infinita (dialoghi con superfici inanimate)




Vivevo in pace prima di questa assurda ossessione, andare in cerca di una donna che non sa neanche che esisto,

Ma tu sai che lei esiste, il problema è questo,

Sarebbe meglio desistere una volta per tutte,

Può darsi, può darsi, in ogni caso ricordati che non è solo la saggezza dei soffitti a essere infinita, lo sono anche le sorprese della vita,

Cosa vuoi dire con questa sentenza così stantia.

Che i giorni si susseguono e non si ripetono,

Questa è ancora più stantia. Non mi dire che la saggezza dei soffitti consiste in questi luoghi comuni, commentò sdegnosamente il signor Josè.

Non sai niente della vita se credi che ci sia qualcos'altro da sapere, rispose il soffitto, e poi tacque.

mercoledì 17 agosto 2011

Era meglio essere ipocondriaci


Penso che ti avrei odiato se mi avessi preso per mano. E' una cosa che non lascio fare a nessuno, è più che guardarsi negli occhi o abbracciarsi o darsi un bacio, ed è più di tanto altro.
Me l'ha insegnato G. mentre ci venivano i conati osservando le nostre compagne e i loro incontenibili amori nati nelle gite scolastiche al liceo.

Tu più che intrecciare le dita, mettevi la mano sulla mia mentre guardavo fuori dal finestrino senza vedere nulla come al solito, con l'altra guidavi, e penso che non avrei voluto niente di più e niente di meno.
Mi piace dare una spiegazione ai gesti ma stavolta non ce la faccio, forse perchè a spiegarlo non ci si può arrivare. Non c'entrano niente il romanticismo e tutti i suoi sinonimi.


Io non so quante persone l'avrebbero fatto, di accorgersi che avevo bisogno di quella mano in quel momento. Forse mio padre, forse una mia amica, sicuramente S.
Invece io non credo mi sarei azzardata a farlo. Ci vuole un bel coraggio a prendermi per mano e poi sparire.

martedì 16 agosto 2011

Così sì che dimostro la mia età


Stavo dicendo, la donna delle pulizie dell'hotel deve aver scambiato il vestito che usavo per dormire per una federa. Oppure le piaceva particolarmente, in effetti era carino sul serio, tutto bianco con una cosa davanti che se conoscessi il gergo sartoriale vi saprei dire.
Fatto sta che ha pensato bene di portarselo via insieme alle lenzuola.

Allora stamattina mia madre è tornata a casa e mi ha lanciato sul letto un vestitino nuovo urlando. "Provalo, se non sta bene a te... non sta bene a nessuno".

Sto ancora cercando di capire cosa volesse farmi intendere, dato che su questo vestito ci sono disegnate delle rane.

Delle rane. Siamo passati dal vestitino bianco verginale vintage sexy alle rane. Grazie mamma.

Come quella volta che mi ha comprato una camicia da notte con dei pulcini sopra. Che comunque sono davvero carini.


A parte che quasi tutto ciò che dovrebbe esser secsi, su di me determina più o meno lo stesso effetto che otterrei se indossassi un pisolone. Come mi piace parlar di cazzate, quasi quasi mi trasferisco di nuovo su Tumblr.


domenica 14 agosto 2011

Tu le conosci le costellazioni?


« C’è un fatto, o se volete una legge, che governa i fenomeni naturali sinora noti. Non ci sono eccezioni a questa legge, per quanto ne sappiamo è esatta. La legge si chiama “conservazione dell’energia”, ed è veramente una idea molto astratta, perché è un principio matematico: dice che c’è una grandezza numerica, che non cambia qualsiasi cosa accada. Non descrive un meccanismo, o qualcosa di concreto: è solo un fatto un po’ strano: possiamo calcolare un certo numero, e quando finiamo di osservare la natura che esegue i suoi giochi, e ricalcoliamo il numero, troviamo che non è cambiato... »

Un uomo in crisi dovrebbe affidarsi alla scienza. Dovrebbe avere fiducia negli assiomi, trovare conforto nei numeri che non variano, sorridere della ripetibilità degli eventi.
Invece oggi non c'è legge che tenga, tutta l'energia degli ultimi giorni si esaurirà ignorando qualsiasi principio. Ma ciò che realmente mi fa incarognire, ciò che è peggio, è che io dovrò starmene ad osservare come farebbe un buono scienziato mentre i propositi, le mezze promesse, le cose dette e non dette ce le dimentichiamo nel giro di ore. Come se mi interessasse ricevere conferma di qualcosa che conosco e so già che farà discretamente male.

Non sapete che palle.

Le magie dell'RSS feed



Avevo detto che non ci sarebbe stato il bisogno di scrivere questa volta, ed invece. Inoltre sono senza occhiali quindi in qualche modo mi stancherò anche, e non sarebbe male considerando tutte le ore che sono stata sveglia senza accorgermene. Io mi ricordavo che le notti duravano di più, comunque.
Sì mi rendo conto che se non parlo di treni parlo di disturbi del sonno e se non parlo di sonno è perchè sto scrivendo insulti mal celati. Non sono brava a raccontare cose interessanti tipo le VaCaNzE a TeNeRifE 2011, cosa vogliamo farci.

Mezz'ora fa stavo provando a darmi tregua sul divano, smettendo di leggere un libro che non vorrei finire, appoggiandomelo addosso e chiudendo gli occhi nell'ottimista tentativo di addormentarmi. Credo di esserci riuscita almeno finchè tutti i cani del vicinato hanno deciso di mettersi a guaire a non so quanti dB, e mi è venuto in mente il discorso sulle persone che danno la voce ai propri animali domestici credendoci veramente.

Questo è uno dei discorsi casuali che vorrei ricordarmi se solo non mi fossi bevuta il cervello nelle ultime settimane per non dire mesi. Questo e tanti altri.
So già che continueranno a tornarmi in mente quando non avrò nessuno a cui dirlo, chè magari condividendo certi pensieri si fa a metà ciascuno e pesano di meno.
Chi mi ha detto che il cervello non sente sè stesso, era una persona di cui non mi sono mai fidata.

Mi sto facendo carico di così tante paranoie che avrei bisogno quasi di un'agenda, anche se spero che nessuno mi regali una moleskine il 24 agosto. A proposito di 24 agosto, mi sembra di essere tornata ad avere sedici anni e non solo per lo sfogo ormonale che ho sul mento.
Che poi probabilmente sedici anni li ho da un bel pezzo, dato che ogni volta le domande sono le stesse, anche se per una volta cerco di non farle.
Le scriverei qui se ne avessi la voglia, perchè tanto il mio blog non lo leggi o comunque non ti ricordi di averlo fatto e non riesco ad essere così arrogante da pensare che mi racconti cazzate di questo tipo.

Per contro ho scoperto che il blog c'è chi lo legge, ma magari lo fa solo perchè si è dimenticato di togliere la pagina dalla barra dei preferiti.

Diciamo che odio chi pubblica i testi delle canzoni nei post.

E non saranno le guerre quest'anno a farci paura, e non saranno gli scontri a tenerci distanti.
E non saranno le sigarette ad ammalarci, o gesù cristo che corra veloce a salvarci,
ma saranno giorni spesi senza sconti, saranno giorni vuoti che non rendi, il tuo pensiero che mi lascia stanco e tutto quello che ora vai perdendo.
E non saranno le guerre quest'anno a tenerci distanti, nè le partenze saranno mai più intelligenti,
ma saranno i giorni a vuoto che non rendi, saranno i giorni spesi senza sconti,
il tuo pensiero che non lascia scampo o la voglia di riaverti accanto.

E sarà il ritratto della miseria, a confondersi con la miseria del ritratto.

sabato 13 agosto 2011

In una notte senza luna o stelle non si riesce a vedere nulla, ma si può immaginare tutto.






Il desiderio era di non avere più freddo